Bellita Bellita








1997
“Inseguendo il suono della lingua, la magia della parola, ho composto le melodie di queste canzoni che trovano ispirazione nei versi del poeta Francesco Masala, che mi ha aiutato e incoraggiato in questo solitario cammino nella mia isola dai mille volti e dalle molte storie, alla ricerca di una memoria individuale, di radici antiche.
Un particolare percorso culturale fatto di sentimenti, di memoria e di speranza che nasce da un bisogno di guardare alle radici con gli occhi di oggi e dalla consapevolezza di una identità da difendere per potersi confrontare col mondo.
Musiche, suoni, parole che si snodano come trame e disegni toccando i sentimenti profondi e misteriosi dell’anima. Melodie mediterranee, solari, si fondono con le parole in atmosfere dove è difficile distinguere l’antico ed il contemporaneo, la lingua, il poeta, il compositore e l’interprete.”
E’ questo un album poetico e di profondo significato, con meravigliosi testi originali di Masala e di Maria Lai, ma rivisti da Marisa, sorretti da dolci ed emozionanti armonie, con una vocalità interpretativa intensa, vibrante e sensuale.
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Brano n.
Melagranada rujamesso con le mani in croce nella bara di orbace
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Album
Brano n.
Con l’uso del telaio, le donne del passato comunicavano con le cose e con il mondo. Dai telai, sotto le mani abili e pazienti, uscivano le loro tele piene di immagini misteriose, figure, colori, segni e simboli che diventavano memoria senza fine. Trame di vita, di sogni, dolori e speranze da raccontare per non dimenticare.
Un’istella dae su monte
nd’est falada in su mare
de fronte a Baronia
e su telarzu zoccat in su coro
Corovulos de sambene
ispigas de oro
grappoli di corallo
sa mama de su sole
sos caddos de sa luna
le spine di una rosa
Vuà – Vuà
Una trama pro sos sonnios
una trama pro so sa sorte
una trama pro sa vida
una trama pro sa morte
ecc. ecc.
Un’istella, un’istella, un’istella
un’istella nd’est falada in su mare
Una stella dal monte
è caduta nel mare
di fronte a Baronia
e il telaio batte contro il cuore
Garofani di sangue
spighe d’oro
grappoli di corallo
la madre del sole
i cavalli della luna
le spine di una rosa
Vuà Vuà
Una trama per i sogni
una trama per la sorte
una trama per la vita
una trama per la morte
ecc. ecc.
Una stella è caduta nel mare.
Titolo
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Brano n.
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Brano n.
Lunghe terre oscure appaiono sospese nell’aria, dove la pianura scoscende. Là è il mare, quell’aria…Disabitato come la luce del primo giorno.
Una donna bianca dai capelli d’oro è scesa giù dal nord in strane voglie d’amore. E’ vestita di luna e si spoglia sotto gli sguardi del pescatore

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Brano n.
Da una poesia di Maria Lai, immagini catturate dalla fantasia del gioco infantile, creano un’atmosfera surreale.

E questa è la poesia “Il vento spegne le stelle” di Maria Lai

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Brano n.
Un essere umano privato della propria cultura, della propria lingua, perde l’identità, non si riconosce più in nulla e piano piano va verso l’alienazione, la pazzia.
Sos bestidos de biancu, i vestiti di bianco, sono quelli che girano sempre in tondo, sempre girano in tondo a cantare il tempo di quando mai, in un campo di grano dove il mietitore non viene nè oggi, nè domani, nè mai.
“Mio padre contadino mangiava pane di orzo, mieteva sotto il sole le spighe arrugginite dal vento di scirocco. Mia madre, occhi di capra, era capra senza latte, ogni notte, tutta notte, cantava la ninna nanna a una bambola di stracci.
Farfalle della memoria mi stringono il cuore, nelle notti di luna vieni, vieni alla finestra, io non so più chi sono, non so più nulla.


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Brano n.
Le parole di questa canzone sono le immagini che i bambini di Villasimius hanno usato per descrivere i loro sogni inventando un gioco, era stato chiesto loro di descrivere in un pensiero un sogno. Maria Lai li aveva coinvolti nel gioco, è rimasta coinvolta lei stessa, ha raccolto e messo insieme le frasi più poetiche che sono state da me liberamente interpretate. “Quando il bambino era bambino, voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente e quella pozza il mare”. Ho visto un bambino volare con ali di alghe, volare nel cielo delle galassie, dove i domatori delle stelle custodiscono il sogno.

Ed ecco la poesia firmata da Maria Lai.

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Brano n.
La memoria collettiva, le tradizioni popolari creano i miti e le leggende. Scrive Francesco Masala “il mito come un fiume trascina la memoria delle cose dalla sorgente del passato alla foce del presente”.
Le leggende restano nell’aria, conservano la memoria del passato. Ogni anno all’improvviso, quando dal mare si alza il vento del sud, arriva in Sardegna Maria Filonzana, la madre del sole, tessitrice, che fila sette trame al giorno e sette scalinate d’argento per salire fino al cielo. La sua leggenda è come un messaggio di fiducia e di speranza nel sogno come riscatto, come diritto che nessuno potrà mai togliere: uscire dal buio, dal nero per salire su in alto verso la luce fino al sole.

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Brano n.
“Una vaga sagoma di terra, più trasparente di una pallida perla” Questa era la Sardegna agli occhi di Lawrence, arrivando dal mare in un lontano e luminoso mattino di gennaio. “Incombente come ombre seducenti in mezzo al mare”.
La nostra terra è questo disperato mucchio di monti e di nuraghi, nati come fiori di lava e di tormento. La nostra terra è questa dove il vento trascina la salsedine dal mare. Parole che affondano dentro di noi come ricordi dimenticati. Oggi sono solo un canto, no lamentos.

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Brano n.
L’isola del silenzio è stata definita spesso la nostra isola. Il silenzio per noi è abitudine di vita, ci lasciamo poco andare ai gesti, alle parole. I pensieri sono più profondi delle parole che una lingua mette a disposizione.
L’isola del silenzio è ancora in mezzo al mare. Il vento è il suo respiro. Nell’isola del silenzio abitano pietre e vento. Non gesti, non parole. Silenzio e vento. Vento e silenzio si rincorrono nello spazio e nel tempo.
I miei pensieri sono erba, altri sono nuvole, altri sono spine…
Silenzio e vento, vento e silenzio. Silenzio.

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Bellina Bellina